NELLA NOTTE DEI TEMPI (1)
Godard, epifanie volatili degli ultimi minuti. Gli ultimi minuti del tempo, gli ultimi minuti della gioventù ecc. Pare sempre manchi qualcosa, che qualcosa sia stato strappato. L'attenzione, in fondo vien rivolta maggiormente a ciò che non esiste.
DANS LE NOIR
DU TEMPS
Perché è buio nella notte?
Chiede una voce femminile
Chiede una voce femminile
Un uomo, davanti ad un fuoco risponde.
E' la voce di Godard.
E' la voce di Godard.
"Forse questo mondo manca di luminosità.
Gli servirebbe una torcia per illuminarlo.
Guidare qualcosa di lontano e portare qualcosa di nuovo
Sopratutto di fronte alla folla.
Penso sempre che questo sia necessario"
Gli servirebbe una torcia per illuminarlo.
Guidare qualcosa di lontano e portare qualcosa di nuovo
Sopratutto di fronte alla folla.
Penso sempre che questo sia necessario"
* * *
In realtà voleva dire
Forse l’universo, una volta era giovane come te.
Tutto il cielo era tutto in fiamme.
Mentre il mondo cresceva, cresceva piu lontano
Quando guardo il cielo tra le stelle
vedo soltanto ciò che è scomparso
Tutto il cielo era tutto in fiamme.
Mentre il mondo cresceva, cresceva piu lontano
Quando guardo il cielo tra le stelle
vedo soltanto ciò che è scomparso
Percè è buio nella notte? dico io
C'è un buco vuoto nella gravità
dentro un buio gravido
Dentro quel buco va a finire ogni buio
Tranne quello che ognuno tiene dentro di sè
Ma questo è un altro discorso
dentro un buio gravido
Dentro quel buco va a finire ogni buio
Tranne quello che ognuno tiene dentro di sè
Ma questo è un altro discorso
Ogni buio poi, tanto riprende il suo giro
C'è prima uno schianto, lo senti
cade dentro ma non senti il tonfo.
(Qualcuno ha detto si sentiva un tanfo)
Poi c'è una visione, poi senti un canto.
Il buio è l'amore coniugale dell'abisso.
La dove si incontrano pianeti ed astri
Il sole e la luna se ci son nuvole
Il buio, il loro letto coniugale o l'alcova.
E' questo che si deve raccontare ai bambini.
(1) Quello di Godard è' uno spezzone del film ad episodi "Ten minutes older"
stesso e si inventano storie parallele procedendo dalle facce e dalle espressioni, però sarebbe stato difficile immaginare che ero nel pieno di un tragico sconvolgente amplesso. Una tipa giovane, irrequieta, si alzava dalla panca e andava in giro. Richiamata diceva che doveva andare in bagno. Aveva la faccia di una che era fatta, con le palpebre gonfie e mezze abbassate, le parole le uscivano impastate. Gli altri facevano finta di niente. Seduti, si guardavano le unghie o le scarpe. Non avevano dei racconti di Cortazar con sè ma, penso, senza saperlo Cortazar rovistava nella loro testa. In quel corridoio passava della gente che conoscevo di vista, gente che lavora in ospedale. Provavo imbarazzo a trovarmi in quel posto. Una sala d'aspetto dovrebbe avere una praivasi no? Invece no, la in mezzo, fuori del servizio di alcologia. L'imbarazzo perbenista era che questi potessero pensare che ero finito in quell'inferno. Cortazar parte spesso da situazioni analoghe, improbabili. Nelle intercapedini del reale, dicono in quarta di copertina. Pensavo di adottare intercapedini come nuova categoria da inserire nei tag dei post. Allora ero la con questo pensiero un po paranoico, di quelli che non confessi, però mi ci attorcigliavo, lo sviluppavo ascoltandone la









