venerdì 7 gennaio 2011
Japanese Dolls
Si mi accade talvolta di svegliarmi ai margini dei boschi
sgomenti, quasi incolumi alla propria vita
nel freddo che segue la notte con occhi
che sbattono palpebre incredule i li strofini
con i pugni per il torbido opalino che pare
velare come una catarratta l'occhio
di un cacciatore, di un cacciatore di frodo
che teme di non poter fissare più il mirino.
E' cosi che ogni giorno al mattino dovresti svegliarti
con l'idea di procurarti la legna, accendere un fuoco
scaldarti. Con te hai un bambino che ha passato la notte
dormendo al tuo fianco. Gli appoggi la mano sul petto
con delicato tremore, osservando quel miracolo
che si solleva e sprofonda ad ogni prezioso respiro.
Devi alzarti, prendere il fucile e cercare del cibo.
E'cosi che certe volte si dovrebbe immaginare di svegliarsi al mattino
da "Poesie che non sò neanche io come facciano a venirmi" di simurgh
LA CALZA
Così, mi veniva da immaginare come riempire una calza della befana:
Ti metterei
un cuore di rondine
una piccola luna durante l'eclissi
tre biglie e una piccola fionda
una testa d'aglio
una pagina strappata da un libro di poesie di Rimbaud
la corda della chitarra di Nick Drake
che gli è saltata durante un concerto
mentre suonava Riverman
e poi una scheggia della spada di Sigfrido
una carruba
un sasso scagliato
una brace che ancora mi arde nel cuore
il guizzo a pelo d'acqua di un salmone
un sestante
un piccolo pugnale
le quattro pallottole che ha JoyMusette
Insomma cose così
e poi riempire ogni spazio dentro la calza
con la sabbia dell'isola di PItcaim
quella dove si stabilirono gli ammutinati del Bounty
Ti metterei
un cuore di rondine
una piccola luna durante l'eclissi
tre biglie e una piccola fionda
una testa d'aglio
una pagina strappata da un libro di poesie di Rimbaud
la corda della chitarra di Nick Drake
che gli è saltata durante un concerto
mentre suonava Riverman
e poi una scheggia della spada di Sigfrido
una carruba
un sasso scagliato
una brace che ancora mi arde nel cuore
il guizzo a pelo d'acqua di un salmone
un sestante
un piccolo pugnale
le quattro pallottole che ha JoyMusette
Insomma cose così
e poi riempire ogni spazio dentro la calza
con la sabbia dell'isola di PItcaim
quella dove si stabilirono gli ammutinati del Bounty
venerdì 24 dicembre 2010
Il Bic nero e Keith Jarrett
Aveva un accendino Bic nero in tasca.
Adesso ne aveva uno di un verde mai visto.
Prendeva solo Bic neri al tempo.
Stava scrivendo un saggio su Keith Jarrett.
Da tre mesi seguiva la sua tournee.
Fumava Camel senza filtro
Comprava sempre questi Bic neri.
Ogni tanto li perdeva.
Una sera Jarrett suonava a Tokio.
Era andato a sentirlo per carpirne segreti.
La mattina dopo non aveva piu il suo Bic.
In tasca ne aveva uno di un verde mai visto.
La sera prima, dopo il concerto
era stato con il tecnico del suono di Jarrett
a bere delle birre da qualche parte.
La mattina dopo prende l'aereo
In tasca non aveva piu il suo Bic.
Da Roma, una volta arrivato
chiama l'albergo dove alloggiava il tecnico.
In effetti, gli dice, aveva un accendino non suo.
Uno nero ma adesso non aveva piu neanche quello.
Ne aveva uno rosso, gli disse.
Era sicuro fosse di un suo collega giapponese.
Il suo collega giapponese aveva il Bic nero.
Vuoi l'indirizzo? gli chiese il tecnico di Jarrett.
Il giorno dopo da Roma prese l'aereo per Tokio.
Da quel giorno lasciò stare il suo saggio su Jarrett.
Il tecnico giapponese che aveva il Bic nero
era partito per Nuova Dehli, gli dissero all'albergo.
Alcuni poi hanno detto di averlo visto a Detroit
altri poi a New York, poi Londra. Berlino.
Quello che scriveva il saggio poi è morto.
Quel saggio rimasto incompiuto
ancora adesso è il piu bel saggio mai scritto su Keith Jarrett
Questa storia è una riduzione tratta da un racconto di Vitaliano Trevisan.
Uno dei miei preferiti. Della scuola di T Bernhard, Cioran e altri bastardi.
Và ad includersi nella serie dei blog "Quando sono morto"
Queste storie poi mi piacerebbe diventassero un monologo.
Un monologo che poi mi piacerebbe recitare in qualche osteria.
Staremo a vedere.
sabato 13 novembre 2010
giovedì 4 novembre 2010
TI VERRANNO A CERCARE
La linea gotica del confine, oltrepassi
Non c'è voce;gocciolano liturgici canti
Niente incenso, solo odore di fumo.
Sette incendi, uno per uno,
uno per bosco, un bosco alla volta.
Atroce e dolente cammini
volto pallido e bianco, sgomento.
Le lunghe nere vestali trascini
tra le dita un uncinetto
intrecci capillari e vene
senza requie cammini.
Stavolta stavolta stavolta
son là e non sò se ti vedrò ancora
Dove sei stata? Ritornerai mai?
Ti verranno a cercare
da "Poesie scritte in due minuti che ti vengono cosi, come vengono vengono" di simurgh
Non capì cos'era stato
Tirò dentro in fretta la testa.
Aveva sentito baccano in giardino.
Non capì cos'era stato.
Chiuse la porta
Nell'aria li fuori, rimase una scia
come se un angelo avesse toccato
la superficie del mondo con
un piede chiuso in un sandalo
e avesse chiesto se ci fosse qualche problema
Gli fu risposto che era tutto a posto
Con scettica gravità l'angelo tornò
da dov'era venuto borbottando qualcosa.
Ricordò ai bambini della terra che aveva appena
il tempo per badare alle loro vite ma
che però ogni ulteriore leggerezza
non sarebbe passata inosservata e
che smettessero di piangere per niente
Una cover da "Le ore" (contate)di M. Cunnigham
Aveva sentito baccano in giardino.
Non capì cos'era stato.
Chiuse la porta
Nell'aria li fuori, rimase una scia
come se un angelo avesse toccato
la superficie del mondo con
un piede chiuso in un sandalo
e avesse chiesto se ci fosse qualche problema
Gli fu risposto che era tutto a posto
Con scettica gravità l'angelo tornò
da dov'era venuto borbottando qualcosa.
Ricordò ai bambini della terra che aveva appena
il tempo per badare alle loro vite ma
che però ogni ulteriore leggerezza
non sarebbe passata inosservata e
che smettessero di piangere per niente
Una cover da "Le ore" (contate)di M. Cunnigham
martedì 2 novembre 2010

Aggiornamento tristissimo:
Una gatta cosi che girava nel mio giardino e veniva a fregare le crocchette sulla ciotola all'altra che avevo, una selvatica, che non miagolava e faceva solo ffffffh se solo provavi ad accarezzarla e che ad un certo punto pareva ingravidata beh, ad un certo punto non si vede piu e poi dentro l'armadietto di metallo tipo da metterci le scope, del mio vicino di giardino, questi ungiorno scopre cinque gattini. Lui pensa sian miei, della gatta selvatica che ho. Urca dico e adesso? che ci faccio a cinque? vuoi uno? Erano cosi belli che erano sempre la a guardarli, sopratutto sua figlia e sua moglie e qua si vede come la biologia influenzi i legami. Mica perchè i maschi sian piu bestie per scelta. Frega meno insomma. Poi si scopre che non è stata la mia gatta ma l'altra che veniva a fregare le crocchette, che non è neanche mia. Questa deve essersi messa d'accordo con la mia perchè lasciasse il posto. Cosi trasporta uno a uno i gattini da là allo scatolone dove dormiva l'altra. Siccome era selvatica anche questa, controllava da sotto la siepe lo scatolone. Insomma, una storia lunga. Poi dei cinque due se li porta via, per fortuna. Perchè mica nessuno li voleva alla fine. Dai prendine uno son cosi belli. Col cazzo! Cosi me ne restano tre. Uno me lo son portato qua al lavoro, che lavoro in un centro di salute mentale e a casa me ne restavano due che intanto crescevano. La notizia triste è che li hanno avvelenati. Cosi mi ha detto il veterinario. Cento euro puttanassaeva!!! Loro per carità andavano anche sugli altri giardini e magari se la porta era aperta entravano a dare un'occhiata. Però mettere il veleno daiii come si fà? Io mi ero anche affezionato come neanche pensavo. Adesso mi dicono che non si può distruggere l'umanità e questo è. Quello che avevo qua al lavoro è sparito anche lui. Chissà dove è andato? Ci son un sacco di posti, campi, alberi, case in qua e in la, forse alla casa di riposo qua vicino che magari ce ne sono altri con la storia che gli danno da mangiare gli avanzi. Insomma mi è andata cosi
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