domenica 13 novembre 2011

My body is a cage

La mia prima poesia western













Arriverò al tramonto avanzando piano
con il cavallo
sulla via principale del paese
usciranno a guardare dai saloon
Arriverò con il sole dietro
In controluce solo una sagoma scura
Non sapranno dire chi è quello la
Uno che vien da fuori, non è da qua
Non riusciranno a centrarmi
Hanno il sole negli occhi
Se erano indiani non si facevano fregare
Io tenevo le mani strette ai calci delle pistole
Bisogna tenersi pronti nella vita
Guardarli negli occhi e sparare per primi
Nella vita si avanza con il sole alle spalle
Tanti la preferiscono con il sole in fronte
Quelli la son tutti morti, i poeti
Avanzavo piano, tenendoli d'occhio
Uno si è mosso con un guizzo
Gli veniva da starnutire per il sole
L'ho fatto secco e gli altri han alzato tutti le mani
Avanzavo piano, con il sole del tramonto dietro
C'era Corman Mc Carty seduto dall'altra parte
Mi ha messo poi nel libro Meridiano di sangue
E' cosi che hanno poi saputo il mio nome
Controluce Sim

(simurgh nel far west)

sabato 12 novembre 2011

Farla spurgare bisogna, farle venir giu quel che resta a questa vita


Che ci devo fare se la vita non ti da quel che ti deve dare?

Ho messo i soldi dentro alla macchinetta qua al lavoro.
Lavoro anche il sabato delle volte. Son tempi duri quelli che vengono avanti no?
E quella canchera non mi butta giu i biscotti e se li tiene la incastrati? A me?



E allora la si scuote per bene questa infida e micragnosa vita.
La si sacchetta, la si percuote. La si prende per le spalle e la guardi ben negli occhi.
Una testata gli tiri se fa finta di niente. Spurgare deve, perquoterla per bene, come un albero da frutto, fargli cadere quel che la si tiene come fosse roba sua, la canchera.

guadagnare il centro della pedana, fargli sentire il tempo con i piedi, anche delle pedate ci stan bene. Alzare a folate il canto del guerriero. Dietro a me suonava uno col contrabbasso. Li sentivo la intorno quelli della ghenga. Ci fu un applauso quando entrarono i Witnesses, i testimoni. Cosi si chiamano ma mancava il batterista.
Prima che mi mettessi la e mi prendesse l'epica del west e i pistoleri loro dissero Eccolo e allora per forza, mi sentivo investito della parte e gliel'ho fatta vedere io a quella macchinetta



Loro caddero incantati dalla visione, mugulavano e presi dalla fascinazione mugolavano con gemiti primitivi, poi cominciarono con Everybody needs somebody; quella dei blues brothers. Poi la band attaccò a tradimento, anche se non c'era il batterista, con una marcetta italiana da matrimoni " Angelina...just your cosce are so nice Angelinaaa" Tutti facevamo Uh Uh Woh Woh e ci abbracciavamo tutti ed era swing ormai.
Insomma è amdata cosi. Non sto a dirvi tutto che adesso sono al lavoro e devo anche andare a casa. Della roba l'ho fatta anche cadere giu ma ormai non mi interessava piu niente. Era festa!



1 Ringo
1 Mars
1 Duplo


Chissà cosa voleva dire?


Stamattina mi sono svegliato
Ero plumbeo dal di dentro
Il petto incrostato, una nuvola scura
rivestito di feltro
Mi sentivo un fotoreporter
ma di cronaca nera degli anni 30
Non so perchè. Ero torvo
di malavoglia, il vento, la pioggia
andar di controvoglia
Ho appeso la macchina al collo
sotto l'impermeabile verde marcio
Ho preso la borsa col flash
Mi son messo il cappello
Mi sono appeso la cicca sul labbro
le mani infilate in tasca
e sono uscito.
Riguardati. Stai attento.
Stai attento al cuore.
Chissà cosa voleva dire?

Certe poesie non si dovrebbero neanche scrivere?
Non hai niente da fare?

E' che sono a difesa del tunnel
Per strada ho visto un bambino sorridere con severa applicazione.
Era assieme a due compagni, andavano a scuola, attraversavano la strada
Mi sono fermato. Ha fatto un cenno con la testa agli altri due.
Era lui il capo. In quel sorriso c'era indulgenza.
Ho pensato che era un bambino che cominciava a metter su il suo esercito.
Ho preso su la macchina dal sedile e ho accelerato.
Li ho presi in pieno mentre scattavo.
Una foto da cronaca nera.

Le parole hanno dei colori
Queste hanno questo colore qua
Che è quello che ho trovato
ma sarebbe piu scuro e marcio
Un impermeabile militare,
Avevo uno sfregolio di cristalli in grembo
Stavo fermo. Li guardavo luccicare

Per una chirurgia antiestetica
bisognerebbe rifarsi il senno.
Si puo? Chiedo, si puo?


Delle volte, mentre faccio la strada per andare al lavoro, se non scrivo pensieri d'amore mi vien da pensare a storie cosi.

domenica 6 novembre 2011

La profezia - Kafka sulla spiaggia - Murakami

A Genova, come in tutti i posti dove ogni volta sono annegati, sommersi, affogati, dispersi; ogni volta qualcuno l'aveva detto.
In molti, tra tutti da tempo, l'andavano dicendo e, il loro era un sentire. Una profezia.

La profezia (Murakami)

" La profezia è sempre li, torbida come acqua che ristagna nel buio.
Di solito si nasconde in qualche luogo sconosciuto. Ma arribva un momento in cui cresce silenziosamente e trabocca, invadendo con il suo freddo ogni tua cellula, e in questa crudele inondazione annaspi e affoghi. Ti attacchi al portello per la ventilazione che è vicino al soffitto, e cerchi disperatamente l'aria di fuori. Ma l'aria che puoi aspirare da li si consuma in fretta e la gola comincia a bruciare.Elementi normalmente in contrasto come acqua e sete, freddo e febbre, uniscono le loro forze per attaccarti.
Con tutto lo spazio immenso che esiste al mondo, non riesci a vedere nessuno - e ne basterebbe pochissimo - che possa accoglierti. Quando cerchi una voce trovi solo un silenzio profondo, ecco la voce incessante di una profezia, una voce che a volte preme quella specie di interruttore segreto nascosto da qualche parte della tua mente.
Il tuo cuore assomiglia ad un grande fiume ingrossato da lunghe piogge. Tutti i segnali stradali sono stati sommersi dalla corrente e trascinati in qualche luogo oscuro. Mentre la pioggia continua a cadere violenta sul fiume. Ogni volta che vedi ai notiziari immagini di inondazioni come questa, pensi. Ecco, dentro di me è esattamente cosi"

(Haruki Murakami- Kafka sulla spiaggia - pag 11)

"Come in un magico addio
Acque sulle acque che respiriamo
E passiamo attraverso queste porte
per non tornare mai più. "

(Preso da QUA', senza autorizzazione)

Genova

Però di pesci non se ne son visti sulle strade, poi.
Come mai?



Guardala, arriva. Nessuno sapeva
Come nero si stende. Notte buia ti prende.
Nel grembo si chiede come mai si tace
lei scende e tutto si prende, guardala arriva
Nu l'è l'aegua ch'à fà baggià, nu è l'aegua
Nera è la malasorte che ammazza e passa oltre
Nel fango si resta, non ci si fascia la testa
Esonda puttanassaevatroia. Chi cazzo l'ha detto?
Tracima nei bollettini dei politici e degli assassini.
l'acqua che sbanda, che sbatte, che soffoca infine
e il tumulto del cielo non sbaglia momento
Lui ha sempre ragione, dal cielo castiga
Non lo dice il prete che passa a benedire
Non lo dice alla madre e neppure alla bambina
dice andranno in paradiso incrostate di fango
Metterò una corona infangata sopra ogni A
Alluvione si chiama? E' quello il suo nome?
Amiala cum'à l'aria amia cum'à l'è cum'à l'è
cantava Farizio De Andrè E' cosi che si chiama. Guardala!
Non si fa neanche in tempo ad avere paura.
Non fai in tempo a dire niente, il tempo di una preghiera
Guardala, arriva. Ed è gia li a metter sotto ogni cosa
Come un ladro che ruba e, scoperto uccide
Non ti resta che prenderti per mano a battaglia finita
E' l'acqua senza colpa. Non ci stava piu dentro.
Lei castiga, passa e uccide, innocente poi fugge.
Dolce e nera di fango riempi le bocche


giovedì 3 novembre 2011

Paesaggio con fratello rotto (2)



A volte posto qualcosa dettato quasi da un'impulso. Qualcosa che mi piace, che mi colpisce. Non so bene ancora cosa sia. Poi magari, un commento mi sollecita, mi ci fa tornare sopra e mi si svela quell'inconscio impulso.
Il commento era questo:
Teti
"..forse solo che dalla nostra generazione in poi almeno ce lo chiediamo cosa lasciamo ai figli, perchè i nostri genitori queste domande non se le facevano in questi termini, semmai in quelli concreti della dote o del patrimonio, della sicurezza economica, insomma, anche perchè l'etica la morale ecc erano altra cosa da adesso, o forse erano più bravi a capire cosa fossero e a cosa si riducesse l'intera faccenda. comunque se sono riusciti loro a sfangarla nonostante la guerra e ci siamo riusciti noi nonostante quel che ci siamo ritrovati, ce la faranno anche loro. personalmente ho una visione apocalittica, ma se mi guardo intorno, non la vedo tutta questa preoccupazione e indignazione praticata, tanto che sto quasi imparando a interpretarmi come se i miei pensieri fossero un film e neanche girato da me. poi tante domande le ho dismesse con l'abitudine a farne. a me sembra di condurre una vita dignitosa e rispettosa sebbene ai margini e non posso farmi carico anche dei comportamenti altrui, ma ti pare?che poi lo so che chi leggesse penserebbe e penserà, "ma tu guarda sta presuntuosa", ma che potrei rispondergli?"vieni qui tu, facciamo cambio per tre mesi. ma ti devi impegnare a fare tutto come lo faccio io e poi ne riparliamo".ma l'arte è l'arte, non si discute. la signora Gualtieri cavalca l'onda come tanti.io vorrei sentire voci fuori dai cori che cantano apparentemente fuori dai coretti__ ma è anche vero che son due settimane che il dottore non passa e ho finito le medicine. sarà quello? (mi sa di sì! ^__^)"
Ecco.

Le rispondo
come con te adesso, la tua angolatura che spiega anche la mia, mi ritrovo. E allora ci tornerei sul post a scriverci delle cose, a spiegarlo quel perchè. La Gualtieri cavalca l'onda, è teatro civile, si rivolge ad un pubblico che le vuole sentire quelle cose, che di certo sente anche lei, però "vende" un prodotto, si guadagna la pagnotta, risponde alle richieste della clientela. Non è che dica poi ste cose e la retorica prende il sopravvento. A me piace la Gualtieri, la sua poesia. In questo caso mi piaceva l'impianto scenografico, che è di Ronconi. Mi piace l'uso della voce, la percezione apocalittica e via discorrendo. Sul contenuto delle parole sono d'accordo con te, quindi. Ecco, il tuo punto di vista, secondo me è molto piu interessante, essenzialmente Pasoliniano, un dar contro alle convenzioni che stimola una riflessione che va oltre le mode degli indignati, che pone su di sè lo sguardo piu che sui colpevoli esterni, i fantasmi ecc.

Grazie teti

Altri stralci:
Teti
"...a me sembra di esserne quasi fuori (anche dall'indignazione in effetti mi sembra di esserne fuori), abbiamo infinite risorse a cui accedere per aspettare di morire dando_ci un'idea, un barlume di impercettibile differenza tra lo stato di sopravvivenza e quello di coma apparente. o no?brava però la signora Gualtieri, io meno, poco meno che analfabeta sono, ma _ nella mia testa _ le cose sono ben dette. è fuori che escono quasi sempre storte (o maledette)! "

Io
"..Della Gualtieri amo l'effetto scenico, estetico e truce. E' qualcosa al di la di quel che dice, la metafisica. Della lagna non mi interessa e manco ancora di cosa andremo a raccontare ai nostri figli o di come l'abbiamo ridotto il mondo. Chi? IO? Mi piace quel teatro, ecco. Le parole somo d'impatto apocalittico, recitate in quel modo. Insomma dovrei scriverci un commento sotto a quel post. Mi stai dando degli stimoli. Grazie

martedì 1 novembre 2011

Paesaggio con fratello rotto


«Come siamo andati lontano da ciò che ci tiene in vita!» grida la filosofia.


Che cosa diremo a quelli che nascono ora?
Che scusa troviamo
per questo disastro umano?

Che cosa abbiamo dimenticato? Cha cosa?
Quando piangiamo. Quando
siamo a pezzi. Quando
il sole non ce la fa più
a darci consolo. Che cosa si è
da noi scancellato? Quale
semplice formula? Cha parola, che cifra?

Che parto rifiutato ha fatto
di noi solo un nome e un cognome?
Solo un corpo terrestre?
Solo due mani, un petto,
una schiena. Ah! Che cosa? Che cosa?
Che cosa fa di noi solo
un grumo nello
splendore del mondo?

Vedi? Siamo solamente umani, solo terrestri,
veniamo partoriti solo in parte
e dentro un lungo grido. Facendo
piccoli pezzi mandiamo giù il finito
a morsi a sorsi a dosi molto piccole.

Ci serve denaro e
Versamento di sangue. Confini, nomi
servono per ogni minimo stato. poi
porte muri cancelli muraglie dogane
bastioni, muri e muri, per il dentro
e il fuori, per il qui e il lì, perché
tutto sia a misura del respiro, creduto
vero, in quella sua piccola taglia
di fiato.

Ci serve
il nome per non restare sgomenti.
Ci serve il principio e la fine di tutto
ci servono i pezzi i nomi dei colori
l'andata e il ritorno, il sì e il no
lo sparo e l'urlo.

Che cosa abbiamo dimenticato?
Nella micidiale corsa, nella micidiale
Notte. Come siamo aridi, vinti, gettati dentro
Una ferita, nella dura pista terrestre.

Stretti qui, sotto
un immenso che spezzettiamo in nomi.

Che cosa?

Nessun popolo è mai stato
Lontano come questo
da ciò che lo tiene in vita.
Nessuno porta la ferita
con quell'indifferenza nostra.

Che cosa? Che cosa?

Guardando da qui
non si osa credere che sia proprio così.
Guardando da qui, ora, solo si vede
maestoso e modesto, il dolore,
di una creatura sola.

Mariangela Gualtieri

Si trova in cofanetto dvd a 16 euro. Allegato un libro di 140 pagine.
Un bel regalo da fare, secondo me

PAESAGGIO CON FRATELLO ROTTO
Trilogia
1. Fango che diventa luce
2. Canto di ferro
3. A chi esita