martedì 26 luglio 2011

Cecità e cicogne


Cecità e cicogne

a Fatima-Zahra

Io sono Fatima-Zahra e tu sei il mio profeta:

falso e affascinante come tutti i profeti.

Nella mia infanzia non ho avuto un’infanzia.

A tredici anni tu, habibi, leggevi Kafka

Ieri Juan Goytisolo guardava le cicogne da una terrazza di Jamaa el Fna.
La loro casba è un labirinto di rami costruito per noi,
per ostacolarci il cammino verso l’infinito, per ricordarci
che la Terra Promessa non è qui, che viviamo nel deserto

Fra qualche giorno migreranno, dice. Nel frattempo prove di volo. Quale
altro comandamento, mio profeta? Primo: non c’è grazia senza esercizio.
Secondo: non c’è salvezza in nessun luogo. Terzo: l’amore
è non sapere nulla di sé. Quarto: mendicare senza orgoglio

Come il vecchio Hasan. La cecità gli ha tolto lo spettacolo
dei mangiafuoco, dei giocolieri, degli incantatori di serpenti.
Non la grande estraneità. Hasan, che alla scuola del calore
ha imparato la chiaroveggenza dell’insonne

Così le mie gambe sordomute, come le chiamavi,
si affrancheranno dalla schiavitù delle tue parole.
Ma oggi come cicogne mendicanti, alla quinta chiamata,
chiedono tempo, tempo e denaro, denaro e sesso.

Io sono Fatima-Zahra e tu sei il mio profeta:
falso e affascinante come tutti i profeti.
La mia gioventù è stata prostituzione. Come la tua,
habibi,
solo che tuo padre, a differenza del mio, la chiamava arte

di Massimo Rizzante

Nota
Queste poesie sono del “il ciclo di Marrakech”, e fanno parte di una più ampia sezione della sua prossima raccolta, intitolata
Scuola di calore.


Un seguito che con la poesia no ha a che fare proviene da due commenti aggiunti poi
nell'altro blog

claudia.sogno

"Sulla strada per Ourika siamo come uccelli notturni che si strappano le ali a vicenda, fino a quando il becco affonda in un organo cieco per molti, soprattutto per coloro che sono stati ciechi a lungo Così l’amore ci chiama.E da uccelli notturni dobbiamo trasformarci...Per questo esiste un incubo chiamato Ourika, dove con i piedi nell’acqua gelata risalgo da sola il torrente, lasciandomi alle spalle accampamenti di cicogne, passerelle per scheletri che scendono dall’Atlante, muri di terra rossa(..)

simurgh
Sulla strada per Ofra la corriera saliva, il sole si aprì e le nuvole avevano delle forme porporine, fluide.
L'autobus si riempì di lunghe ombre.
Ad una fermata sali Fatima-Zahra. L'autista aveva queste manacce da orso. Prendeva manciate di piccole olive piccanti da un cartoccio vicino al grande volante e se le faceva scivolare in bocca sollevando la testa, poi sputava gli ossi fuori dal finestrino con un fffthciù.
Fatima-Zahra aveva i piedi scalzi, erano bagnati. Doveva aver risalito il torrente.
Ogni cosa ha un significato nascosto.
Cicogne appollaiate sui nidi sopra i pali della linea elettrica osservavano.
Gli uccelli notturni nascosti tra i rami pareva aspettasero il kurshskaya kosà
L'autista durante una curva sputò un'osso e ruttò
L'amore è non sapere nulla di sè, pensò Fatima-Zahra
L'autista accese la radio
e Fatima si mise a cantare sottovocechiudendo gli occhi.



Nuovi mondi si andavano formando e, all'improvviso era musica, ritmo, bellezza.
Fatima aveva questo pensiero. Era chiamata al sacrificio di diventare una donna.
Credeva che sarebbe dovuta impazzire per potersi sposare.
Pensai che non volevo sapere come andava a finire questa storia.
Pensai che qualcuno era cresciuto oscuramente lontano da me
in qualche luogo in cui prima o poi sarei giunto
che le musiche e le canzoni che mi avevano fatto piangere
o colmato il cuore nelle notti di pioggia
le avevo ascoltate senza sapere che le ascoltavo
perchè qualcuno era cresciuto oscuramente
per aspettare me ed esser pronto


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